Atlante dei luoghi misteriosi d’Italia: 3 curiosità sull’Emilia-Romagna

Categorie Appunti sparsi

“…ciò che tutti questi luoghi hanno in comune è qualcosa che da sempre affascina l’uomo: le storie che li accompagnano.”

(Massimo Polidoro)

 

Cari viaggiatoripossibili, è da un po’ che ci penso… cosa sarebbe un viaggiatore senza la letteratura? Cos’è un buon libro se non un viaggio, e cos’è un viaggio se non un racconto? Per come la vedo io, il viaggio non può esistere senza la narrativa del viaggio stesso, senza che chi lo sperimenta se ne formi la propria epica personale, per così dire. Perciò sono particolarmente affascinata dalla letteratura di viaggio o, meglio ancora, dalla letteratura che parla di luoghi. Che poi è forse l’unico tipo di letteratura esistente, poiché parlare di esseri umani è anche parlare dei territori in cui questi ultimi si muovono e operano. È per questo che la tipologia dell’”atlante dei luoghi”, piuttosto in voga da qualche anno a questa parte, mi sta così a cuore. Ne sono spuntati fuori tantissimi di recente: l’Atlante delle isole remote (forse il precursore della serie – correggetemi se sbaglio), l’Atlante dei luoghi letterari, l’Atlante dei luoghi immaginari, l’Atlante dei luoghi maledetti… e chi più ne ha più ne metta. La novità dell’autunno è però l’Atlante dei luoghi misteriosi d’Italia, edito da Bompiani e curato da Francesco Bongiorni e Massimo Polidoro. Lettura azzeccatissima per Halloween, e mi scuso per non essere riuscita a pubblicare prima questo articolo. Per quanto mi riguarda, comunque, novembre è ancora il mese dell’arcano e del sovrannaturale, perfetto per andare a caccia di fantasmi e ruderi abbandonati.

Come si evince dall’indice posto all’inizio del volume, l’Atlante è suddiviso per regioni, raggruppate a loro volta in cinque macro-sezioni:

Italia nord-occidentale,

. Italia nord-orientale,

. Italia centrale,

. Italia meridionale,

. Italia insulare.

La cosa che più ho apprezzato del libro è lo scopo per cui è stato scritto: lungi dal presentare le credenze popolari in una veste fintamente misteriosa e per questo più appetibile, gli autori preferiscono descrivere le precise coordinate storiche e le concatenazioni causa-effetto che hanno portato al formarsi di quelle stesse credenze popolari, che non risultano per questo meno affascinanti, anzi, acquistano così ancora più valore. Parafrasando la citazione di Proust che figura fra le prime pagine, non è cercare nuove terre ma l’avere nuovi occhi che conta. Sfogliando la sezione dedicata all’Emilia-Romagna, un esempio che mi ha colpito è quello legato alla leggenda di Azzurrina, decisamente nota dalle mie parti e, devo dire, anche piuttosto abusata. Azzurrina era il soprannome dato a Guendalina, figlia di Uguccione, feudatario di Montebello; nata albina, caratteristica propria del demonio secondo le superstizioni dell’epoca, il nomignolo le derivò dalla tinta particolare che la madre utilizzava per tingerle i capelli. Si narra che il 21 giugno 1375 la bambina sparì nel nulla mentre giocava con una palla di stracci, e che ogni cinque anni, il giorno dell’anniversario della sua scomparsa, il suo fantasma torni a infestare il castello. Pare che ci siano anche delle registrazioni effettuate da un team di esperti di fenomeni paranormali, che vengono fatte sentire ai turisti durante le visite guidate. E fin qui è storia nota. Ciò che non sapevo, invece, è che non si hanno tracce storiche di Uguccione e della sua famiglia, e nemmeno del parroco locale che avrebbe raccolto e tramandato la leggenda di Azzurrina ben tre secoli dopo. Di Azzurrina, in realtà, si inizia a parlare solo nel 1989, guarda caso quando il castello viene aperto a pagamento al pubblico…

Lo stesso trattamento, per così dire, scientifico, è riservato anche a un’altra credenza originaria dell’Emilia-Romagna, quella riguardo ai “mostri del Po”, uomini-pesce i cui primi avvistamenti risalgono agli anni Ottanta, proprio ai tempi della popolarità della serie tv Visitors. La leggenda fu ulteriormente fomentata nel 1999, grazie al ritrovamento a Montecatini del presunto diario di H.P. Lovecraft, che raccontava di essere entrato in contatto con le storie legate ai mostri del Po durante un suo viaggio in Italia nel 1926. Naturalmente, il diario e il viaggio di Lovecraft si rivelarono essere una bufala colossale.

La scoperta più esaltante è stata però la Porta della Pescheria del Duomo di Modena, sul cui archivolto si trova la più antica attestazione al mondo della saga arturiana! Il bassorilievo, databile fra il 1110 e il 1130, rappresenta il salvataggio di Winlogee (Ginevra) da parte di tre cavalieri, fra i quali figura “Artus de Bretania”. L’opera precede persino la celebre Historia Regum Britanniae, scritta nel 1135 dal chierico gallese Goffredo di Monmouth; è quindi altamente probabile che la leggenda di Artù sia pervenuta in Italia in forma orale.

E voi? Conoscete qualche luogo misterioso dalle vostre parti? 🙂

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