In fuga dal Capodanno sul sentiero 349

In fuga dal Capodanno sul sentiero 349

A Farnè è tutto come l’ultima volta: la piazzetta deserta con la luminaria sgangherata e malinconica e la scritta “AUGURI”, quasi ti sembra di sentirne l’intonazione disperata; un camper parcheggiato dove prima c’era la cabina del telefono; il negozio di alimentari della Tiziana che ci consegna le chiavi; la fontana di pietra che scorre perenne senza farsi intimidire da nulla; il recinto con le galline in veste invernale, tutte piene di piume che sembra abbiano i pantaloni del pigiama.



La casa è fredda, fatica a scaldarsi nonostante il caminetto e passiamo la serata avvolti in due coperte trovate al piano di sopra, stretti l’uno all’altra sul divano. Fuori iniziano a cadere fiocchi di neve grossi come batuffoli di bambagia e il mattino dopo, quando ci svegliamo, sul mondo si è stesa una coperta bianca. L’aria punge e si insinua nelle narici, dilatando i polmoni, facendo spazio a tutto il resto, le cose che giù in città, presi dalla corsa ai regali e dal taglio del panettone, avevamo dimenticato. Il profilo delle montagne è nitido incorniciato dalla finestra, si stagliano scure contro il cielo color marmo, un filo di fumo sbuffa da un comignolo lontano. Il cielo orlato dai monti mi ha sempre riempito di inquietudine, non mi piace sporgere la testa fuori dalla porta e vedere un muro di roccia e di verde davanti a me invece dell’orizzonte, ma in questo momento penso che è quello che mi ci voleva: un muro fra noi e il resto del mondo, prendere le distanze, respirare l’aria buona. Le distanze si prendono camminando, quindi usciamo prima che il sole sciolga la neve dall’erba dei boschi e dalle vette più in alto, e ci avviamo lungo il sentiero n. 349, che termina sul Monte Cappel Buso. Con la neve non riusciamo a spingerci tanto lontano, ma ci diamo Ca’ Lanzi come punto d’arrivo: niente di meglio di un borgo abbandonato per sfuggire alle ammucchiate di Capodanno, no?
Se, come noi, non siete camminatori esperti e il sangue montanaro non scorre nelle vostre vene, vi sconsiglierei di fidarvi troppo della rassicurante indicazione temporale sul cartello che promette di sbrigarvela in soli trenta minuti. Noi ci abbiamo messo almeno il doppio, ma forse era il pranzo di Natale ancora sullo stomaco a farsi sentire…


Da casa nostra il sentiero si inoltra subito nel bosco. È chiaro che in questi giorni non dev’esserci un gran passaggio: branchi di cerbiatti ci circondano da entrambi i lati, scappando rumorosamente non appena ci sentono avvicinarci. Dopo un breve tragitto fra gli alberi si prosegue sulla strada asfaltata. La prima tappa è Ca’ Iulio, già immersa nel fragore del fiume Dardagna (d’altra parte, il nome “Dardagna” significa “acqua rombante”), col ponte che lo attraversa poco distante. Se si fa attenzione, già da qui si riesce a scorgere il gruppetto di case ingrigite sul versante opposto del Monte Riva; ricordo che un giorno mio padre, scherzando, spostò il cartello con l’indicazione per Ca’ Lanzi in modo che puntasse proprio verso il monte, verso la Ca’ Lanzi in carne e ossa, per così dire. In effetti il cartello è rimasto così. Chi viene qui sa già dove trovare Ca’ Lanzi.


Dopo Ca’ Iulio c’è Pianacci. A Pianacci c’è una signora che ti guarda sospettosa mentre passi lungo la strada, che sembra l’ingresso alla Contea di Tolkien. Da una parte c’è il monte, dall’altra l’agglomerato di capanne col tetto in lamiera e un cane che abbaia in un recinto. Per fortuna abbiamo incontrato anche una coppia più giovane con la voglia di chiacchierare, e ho avuto anche il permesso di fotografare il “vecchione” fai-da-te.


Da Pianacci comincia la vera conquista di Ca’ Lanzi. La strada asfaltata diventa di terra battuta, per poi restringersi in un sentierino che si inerpica fra le poche case in pietra a vista; ben presto anche le case scompaiono, lasciando il posto ai sassi e agli alberi aggrappati alla scarpata man mano che la salita si fa più ripida. La vista da qui è magnifica. Qui non c’è più quella sensazione angosciante di chiusura, la paura di soffocare per le troppe montagne: l’occhio spazia su un paesaggio quasi collinare, in una giornata limpida come quella di oggi si possono osservare tutte le frazioni del comune di Lizzano e anche oltre, forse.


Il sentiero prosegue su un ponticello di assi di legno, dove qualcuno ha steso un anacronistico tappeto di panno (utile però per non scivolare sulla neve). Beviamo dal torrente gelato. E svoltato l’angolo, eccola lì. Devo dire che Ca’ Lanzi non è come la ricordavo. Da piccola riuscivo a passeggiare fra le capanne semidistrutte, credo anche di aver trovato qualche pentola o altro utensile sparso qua e là (non so più se è successo davvero o se l’ho solo sognato). Ora non ci si riesce più ad avvicinare, il borgo è avvolto da un ammasso di rovi e sterpaglie che riempiono le porte e fuoriescono dalle finestre, o meglio i buchi che una volta erano porte e finestre. Ca’ Lanzi, un tempo sede doganale al confine col ducato di Modena e rifugio, nel Cinquecento, di alcuni Lanzichenecchi stanchi di combattere dopo la battaglia di Gavinana (è da loro che prende il nome), non è ora nient’altro che un mucchietto di pietre mangiate dall’erba. Qui più che altrove, forse, si avverte lo scorrere del tempo.  E forse non è un caso che la natura non voglia più farci avvicinare.



Percorriamo la strada a ritroso, restando spesso in silenzio. Il vecchione pronto da bruciare, la coppia simpatica, la signora diffidente e il suo cane agitato, la strada che sembra un omaggio al Signore degli Anelli. Sulla via del ritorno incrociamo due viandanti, con tanto di bastone di legno. E più su, di fronte alla Chiesa della Madonna del Carmine, nel parco giochi, dove c’è un albero intagliato col disegno del crocifisso, un uomo se ne sta steso su una sedia a sdraio, profondamente addormentato. Ha la barba lunga e la bocca aperta. Tutto attorno a lui è tranquillo, solo il rumore del fiume più in basso e il cinguettio delle ghiandaie. Credo che anche lui sia fuggito dal Capodanno.

19 Replies to “In fuga dal Capodanno sul sentiero 349”

  1. Davvero stupendo il tuo racconto..
    Mi piacerebbe provare questo trekking 🙂
    Direi davvero alternativo come capodanno!

  2. io e il mio compagno amiamo tantissimo i trekking e passeggiate. Bellissime queste camminate in inverno, nel bosco, così silenzioso e con profumi e colori davvero diversi rispetto all’estate. Bellissimo articolo e belle le foto!

    1. Grazie mille! Sì, il paesaggio è davvero bello, soprattutto in bassa stagione, quando ci sei solo tu coi tuoi pensieri.

    1. Anche io ho scoperto il cammino da poco… ma ti assicuro che i benefici (anche sull’umore) sono notevoli! Grazie per il commento <3

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